Le tecnologie Vermeer puntano a ridurre e/o a eliminare quasi del tutto lo scavo a cielo aperto, soprattutto dove il contesto urbano o i vincoli di esercizio lo rendono costoso, lento e potenzialmente pericoloso per la popolazione.
Meno scavi ampi e continui significa meno interferenze con traffico, residenti e attività produttive.
Si riduce anche la quantità di materiale da movimentare, con benefici su logistica di cantiere e sicurezza operativa.
La posa con tecnologie Vermeer risulta spesso più rapida perché si lavora in modo più continuo e con cantieri più compatti e ridotti, visto anche che servono molti meno mezzi operativi.
Un altro vantaggio concreto è la riduzione del rischio di danneggiare sottoservizi esistenti. I ripristini sono più mirati, quindi calano tempi morti e costi indiretti legati alla gestione della viabilità.
In molte situazioni il costo totale del progetto si riduce proprio perché diminuiscono lavorazioni accessorie e imprevisti.
La scelta corretta, però, dipende sempre da terreno, tracciato e condizioni di cantiere.
La scelta parte da alcuni dati chiave: tipologia di terreno, profondità, lunghezza del tratto di posa, diametro/numero di linee da posare e livello di interferenze presenti nel sottosuolo. Spesso, più tecnologie possono essere adatte per lo stesso progetto.
Vediamo alcuni esempi.
Se ci sono attraversamenti critici (strade, ferrovie, corsi d’acqua), aree densamente abitate e quindi con una fitta rete di sottoservizi già esistenti, la TOC/HDD (perforazione orizzontale controllata) è spesso la soluzione più efficace.
Se l’obiettivo è posare fibra per collegamenti brevi, ad es. FTTH, in ambito urbano con ripristini rapidi, la microtrincea è probabilmente una delle prime opzioni da valutare.
Quando serve più profondità, più capacità di posa o ci sono tratti misti, la minitrincea offre maggiore flessibilità mantenendo ingombri ridotti.
Per pose in terreni rocciosi molto duri, per tratte estese e in zone con presenza molto limitata di sottoservizi esistenti, lo scavo di trincea con il trencher resta una scelta molto competitiva (valutando anche una opzione di noleggio eventualmente)
La decisione migliore nasce sempre dal confronto tra tipologia di terreno, fattibilità tecnica, tempi di cantiere e costo complessivo (inclusi ripristini e viabilità). Ci sono anche progetti in cui più tecnologie Vermeer possono essere utilizzate.
Sì, Vermeer presenta software di progettazione e specialisti che possono aiutare i clienti nelle analisi necessarie per valutare il progetto e supportarli nella fase di progettazione. Solitamente si parte dall’analisi del tracciato e dal contesto reale di cantiere. Si valutano fattibilità, terreno, accessi, spazi di manovra, punti di ingresso/uscita e criticità tipiche (interferenze, pendenze, attraversamenti).
Per i progetti in cui si usa la tecnologia HDD/TOC (perforazione orizzontale controllata) si ragiona anche su raggi di curvatura, profondità di posa, strategie di alesatura e gestione dei fluidi di perforazione in base al terreno.
Per micro/minitrincea e trencher, si valutano quote, larghezze della trincea, gestione del materiale di scavo e modalità di ripristino.
L’obiettivo è ridurre varianti e imprevisti, cioè ciò che brucia tempo e budget quando il cantiere è già avviato.
Un tracciato progettato bene migliora sicurezza operativa e ottimizza la continuità di produzione giornaliera.
La logica è semplice: prima chiarire, poi scavare. E‘ infatti fondamentale conoscere ogni dettaglio del progetto prima di iniziare qualsiasi operazione di scavo o posa.
ncidono moltissimo, perché condizionano profondità, percorso e margini di manovra disponibili nel sottosuolo.
Prima di prendere qualsiasi decisione, è fondamentale un’analisi accurata dell’area di cantiere: controllo delle mappature, indagini georadar, studio del terreno, apertura dei pozzetti… Una volta fatto tutte le verifiche preliminari del caso, si procede con la valutazione dei vari sistemi.
In aree fortemente urbanizzate (ad es. città o zone industriali), la priorità è studiare un percorso di posa preciso, riducendo il rischio di intercettare reti attive.
Le tecnologie guidate (come la TOC/HDD) permettono di definire un corridoio preciso e di attraversare zone critiche senza aprire scavi, seguendo dalla superficie la posa.
Micro e minitrincea riducono gli ingombri e aprono trincee estremamente ridotte; possono essere efficaci in ambito urbano e industriale grazie a queste caratteristiche.
Con i trencher, l’obiettivo è avere una trincea regolare e pulita, dello stesso diametro della condotta da posare, attenendosi al piano di lavoro. Sono ad esempio molto produttivi in terreni rocciosi.
In presenza di servizi non perfettamente mappati, spesso conviene alternare tecniche e prevedere tratti di verifica.
Più il sottosuolo è complesso, più la scelta tecnica diventa una scelta di riduzione del rischio.
Sono adatte ovunque, perché i benefici principali non dipendono dalla dimensione dell’area abitata ma dai vincoli del tracciato.
Nei piccoli centri spesso ci sono strade strette, accessi difficili e sensibilità alta sui ripristini: qui tutte le tecnologie no-dig aiutano molto.
Ridurre lo scavo tradizionale a cielo aperto significa limitare disagi ai residenti, evitare blocchi prolungati e accorciare i tempi complessivi di intervento.
Nei centri storici, inoltre, la possibilità di lavorare in modo mirato riduce il rischio di danneggiare pavimentazioni e sottostrati delicati.
Anche in contesti rurali o extraurbani, le tecnologie no dig sono utili per attraversare strade e corsi d’acqua senza deviare il tracciato.
Il punto non è “città grande o piccola”, ma quanto costa interrompere la vita quotidiana o l’attività locale. La scelta si fa sempre sul caso reale, non sulla geografia.
Le tecnologie Vermeer coprono un’ampia varietà di terreni, dalla sabbia all’argilla, fino a misti ghiaiosi e alla roccia dura.
Una volta valutato il tipo di terreno, è fondamentale la corretta scelta della macchina e degli accessori di scavo e la valutazione puntuale dei parametri di lavoro; non c’è una soluzione universale, è fondamentale valutare ogni singolo progetto.
In terreni compatti o con roccia, servono utensili specifici e potenze adeguate per mantenere la produttività senza usure anomale.
Nei terreni misti, la capacità di adattare configurazione e ritmo di lavoro è ciò che evita blocchi e cali di prestazione.
Per esempio, per quanto riguarda la perforazione orizzontale controllata, un elemento importante è la scelta adeguata dei fluidi di perforazione e il controllo dei parametri operativi.
Con impostazioni di lavoro corrette, si ottengono precisione e continuità anche in condizioni non ideali.
L’impatto sulla viabilità è normalmente più basso perché il cantiere occupa meno spazio e per meno tempo rispetto allo scavo tradizionale a cielo aperto.
Per esempio, nei progetti di micro/minitrincea si lavora in sezione ridotta, questo significa che lo scavo è molto stretto e poco profondo. Così si riduce notevolmente l’aria di cantiere, agevolando la viabilità ed i passaggi pedonali.
Con la perforazione orizzontale controllata (HDD/TOC), il lavoro di posa è fatto interamente sottoterra, e le aree di cantiere riguardano solamente la buca d’ingresso e quella d’uscita delle aste di perforazione. Le dimensioni delle macchine sono solitamente molto compatte, quindi anche con questa tecnologia l’ingombro di cantiere è minimo.
Questo aiuta a ridurre deviazioni, chiusure prolungate e problemi di accesso a case, negozi e aree produttive.
Anche il ripristino risulta più rapido e più localizzato, quindi si rientra prima in condizioni di normalità.
In molte situazioni si riesce a mantenere la viabilità aperta o parzialmente aperta, limitando le interruzioni “totali”.
Ovviamente la gestione dipende anche da autorizzazioni e piani del traffico, che vanno considerati in fase di progetto; in generale, meno scavo aperto significa meno impatto sulla strada.
Sì, Vermeer offre un’assistenza post vendita dedicata e puntuale e formazione del personale dei propri clienti. L’obiettivo non è solo consegnare una macchina, ma farla lavorare bene e con continuità nel tempo.
L’assistenza post-vendita serve a ridurre fermi cantiere, intervenire in modo rapido e mantenere prestazioni costanti nelle condizioni reali.
La formazione, invece, è ciò che evita errori operativi, usure premature e lavori di qualità scadente, soprattutto su tecnologie come HDD e trencher.
Un operatore formato sa leggere i segnali della macchina, impostare parametri corretti e prevenire problemi prima che diventino fermi macchina.
In cantiere la differenza tra “si prova” e “si sa cosa fare” è spesso la differenza tra rispettare e saltare le consegne.
Quando serve, l’approccio giusto è affiancamento operativo e supporto concreto.
Vermeer propone inoltre un calendario corsi che coinvolge tutti i centri assistenza del territorio, non solo la sede centrale, per agevolare la partecipazione di tutto il personale dei propri clienti, indipendentemente da dove sia la loro sede di lavoro.
Perché i ricambi originali sono progettati per lavorare con tolleranze, intensità e vibrazioni specifiche della macchina.
Con componenti non idonei il rischio non è solo che il ricambio duri di meno, ma che l’usura diventi eccessiva anche su parti più costose, causando fermi improvvisi o danni strutturali.
Utensili, catene, filtri, palette, denti e componenti idraulici incidono direttamente su produttività, consumi e qualità del lavoro.
Un ricambio corretto mantiene prestazioni stabili e riduce il rischio di cali graduali che spesso non si notano finché non è tardi.
I ricambi originali facilitano anche una manutenzione più prevedibile, con tempi di sostituzione e compatibilità già definiti.
Sul medio periodo, questo si traduce in meno emergenze e in costi più controllati, soprattutto nei cantieri lunghi o ripetitivi.
Quando una macchina è ferma, il costo non è solo relativo al pezzo da sostituire, ma riguarda tutta la filiera produttiva che si ferma (uomini, mezzi, cronoprogramma).
Per questo la scelta del ricambio è una scelta di continuità, non solo di prezzo.
Sì, perché molte tecnologie riducono movimento terra, aree di scavo aperto e attività invasive, che sono spesso le principali criticità ambientali.
La riduzione dello scavo a cielo aperto limita polveri, trasporto materiale e occupazione di suolo, soprattutto in contesti sensibili.
La perforazione orizzontale controllata (TOC/HDD) è utile quando serve attraversare aree densamente popolate, infrastrutture, strade, ferrovie e bacini idrici.
Nel caso di micro/minitrincea, il ripristino rapido e la sezione ridotta aiutano a contenere disturbi e tempi di esposizione del cantiere.
In cava o sbancamenti, tecnologie come la fresatura del sistema Terrain Leveler possono ridurre vibrazioni e disturbi rispetto a metodi più impattanti, come gli esplosivi.
Ovviamente “vincoli ambientali” significa anche autorizzazioni, orari, mitigazioni: qui la pianificazione diventa decisiva.
La scelta corretta è quella che riduce l’impatto reale e rende il lavoro più controllabile, non solo più veloce.
Meno cantieri invasivi e maggiore precisione operativa aiutano a lavorare rispettando i vincoli.
Nella maggior parte dei casi sì, perché il costo totale non è solo legato a scavo e posa, ma include ripristini, traffico, blocco della circolazione, tempi di cantiere, costi sociali, rischi e imprevisti.
Riducendo scavi a cielo aperto e movimentazione terra, spesso si tagliano costi indiretti che pesano molto più di quanto sembra a preventivo.
La perforazione orizzontale controllata (TOC/HDD) riduce costi legati ad attraversamenti complessi e ripristini estesi, soprattutto in ambito urbano e vicino a infrastrutture esistenti.
Micro e minitrincea riducono tempi e costi di ripristino della sede stradale e semplificano la gestione del cantiere.
I trencher, su lavori lineari, aumentano produttività e regolarità dello scavo, riducendo tempi di esecuzione.
Per una valutazione puntuale, è importante fare tutte le analisi e le stime sul caso reale, tenendo conto di terreno, profondità di posa, tracciato, vincoli e organizzazione di cantiere.
La TOC/HDD conviene quando lo scavo tradizionale a cielo aperto diventa troppo impattante o rischioso per la viabilità e la presenza di sottoservizi già esistenti.
È particolarmente indicata per attraversamenti di strade, ferrovie, corsi d’acqua e aree ad alta densità urbana, ma anche per pose di condotte di grande diametro e molto estese.
Riduce l’occupazione di suolo pubblico perché concentra il cantiere in pochi punti (ingresso/uscita) invece di aprire scavi ampi e ingombranti. Di conseguenza, diminuiscono i tempi di ripristino e le “interferenze” con residenti, attività commerciali e traffico.
In molti casi si riducono anche i rischi operativi legati a sottoservizi esistenti, grazie alla creazione di un piano di perforazione accurato che si può seguire mentre si utilizza il perforatore.
Quando il contesto è “complicato”, la TOC/HDD tende a dare più controllo delle operazioni e meno imprevisti.
La scelta dipende prima di tutto dal tipo di terreno: sabbia/limi, argille, ghiaie, misti o roccia cambiano completamente la strategia.
Altri elementi fondamentali per la scelta sono diametro della tubazione, lunghezza della tratta e profondità di posa.
In funzione del progetto e delle condizioni geologiche servono coppia e forza di tiro adeguate, oltre a accessori di perforazione in grado di affrontare anche formazioni rocciose ad elevato grado di compattazione e abrasività.
In ogni progetto, è inoltre centrale la scelta e la gestione dei fluidi bentonitici, che vanno a influire sul risultato finale dato che sono strettamente collegati alla stabilità del foro, al trasporto del materiale e al controllo dei parametri operativi.
Rilevante è anche lo spazio in cantiere: piazzole, accessi, logistica e vincoli di posizionamento della macchina.
La scelta non riguarda solo la perforatrice, ma l’intero sistema: aste, testa, sistemi di guida e impianto fluidi.
La scelta del modello corretto evita cali di produttività e usure anomale.
Vermeer Italia, in questi casi, supporta tutte le aziende nella scelta dell’equipaggiamento in base al progetto di posa che si deve affrontare.
Nei terreni sabbiosi o instabili la precisione si ottiene con una progettazione accurata, un uso adeguato dei fluidi di perforazione e la scelta degli accessori di perforazione specifici.
Il sistema di localizzazione, che guida le aste, deve essere ben calibrato, perché eventuali deviazioni vanno corrette subito, per evitare di scostarsi dal piano di perforazione.
Anche la giusta miscela di fluidi di perforazione è fondamentale: deve infatti stabilizzare il foro e trasportare il materiale scavato, evitando collassi e perdite di controllo durante il lavoro.
Anche i parametri operativi vanno monitorati accuratamente. Tiro/spinta, coppia e velocità di avanzamento vanno monitorate e mantenute costanti.
È fondamentale inoltre mantenere continuità: pause e ripartenze frequenti aumentano il rischio di instabilità all’interno del foro.
La scelta delle palette e delle teste di perforazione è molto importante. La gamma Vermeer presenta accessori specifici per questo tipo di terreno.
Durante l’esecuzione del foro pilota si monitora costantemente la risposta del terreno e l’andamento della perforazione.
Queste sono regole valide per qualsiasi terreno, ma il lavoro in terreni sabbiosi o instabili va seguito con cura particolare.
La TOC oggi copre una gamma di progetti molto ampia: da piccoli sottoservizi fino a condotte di diametro importante.
Le possibilità applicative e i limiti dipendono da terreno, profondità di posa, percorso di perforazione, diametro del prodotto e relativi passaggi di alesatura.
Anche la lunghezza di posa dipende da alcuni elementi legati al cantiere: stabilità del foro, attriti e capacità di tiro complessiva.
La progettazione della posa permette di definire tutti i dettagli di lavoro (raggio di curvatura, punti di ingresso e di uscita, profondità di posa) che vanno a incidere in modo rilevante sul varo finale del prodotto.
Per diametri maggiori si lavora quasi sempre con alesature progressive e controllo attento dei parametri operativi durante le lavorazioni.
Una pianificazione corretta evita di imprevisti e riduce il rischio di inutili fermi tempo o ritardi in cantiere.
La valutazione va sempre fatta caso per caso, con un approccio tecnico accurato.
L’ottimizzazione parte dalla scelta della miscela corretta in base al terreno: non esiste lo stesso fango che va bene per tutto. Una volta stabilito il terreno in cui si deve effettuare la posa, si lavora su prodotti e quantità da utilizzare; devono essere sufficienti per trasportare all’esterno il materiale di risulta e per stabilizzare il foro, ma senza eccessi che aumentano consumi e rischi.
Altro elemento fondamentale, soprattutto in caso di cantieri per posa di grandi condotte, è l’utilizzo di un sistema di recupero fanghi che permette di ridurre sprechi e costi di smaltimento, soprattutto su tratte lunghe. La corretta gestione dei fluidi di perforazione garantisce stabilità del foro e meno imprevisti operativi.
Anche la sequenza di alesatura incide: passaggi corretti evitano sovradimensionamenti e consumi inutili.
Monitorare ritorni, densità e risposta del terreno aiuta a intervenire prima che ci siano difficoltà. Con una gestione ordinata, i consumi diventano più prevedibili e il cantiere più controllabile.
Obiettivo pratico: meno costi, meno variabili, più continuità operativa.
Ci sono alcuni elementi che sono fondamentali nei progetti di posa TOC:
In aree sensibili, l’HDD permette di attraversare senza interrompere servizi o viabilità.
In sintesi: tecnologia + pianificazione = minor impatto e maggiore affidabilità.
Si parte da un’analisi preliminare: studio del terreno, valutazione interferenze, profondità minime di posa in sicurezza e vincoli del gestore dell’infrastruttura esistente.
Si definiscono con precisione i punti di ingresso/uscita, il tracciato di perforazione, le quote e i raggi di curvatura di progetto.
Si pianificano le fasi di esecuzione del foro pilota, dei passaggi di alesatura e di tiro della condotta.
La logistica del cantiere viene definita con cura: piazzole di posizionamento macchina, spazio per le aste, area per il trattamento e l’utilizzo dei fanghi bentonitici.
È fondamentale inoltre definire le responsabilità in cantiere, gestire procedure operative e piani di emergenza.
Durante l’esecuzione si monitora costantemente il percorso di posa e la risposta del terreno.
L’obiettivo è l’attraversamento “invisibile” in superficie, eseguito con precisione e sicurezza.
A volte, ci si ferma alla considerazione del costo al metro. Tuttavia, il confronto corretto è basato sulla somma tra costi diretti e indiretti dell’intervento.
Lo scavo tradizionale a cielo aperto spesso comporta movimentazione di grandi quantità di materiale scavato, cantieri molto lunghi e impegnativi, un grande numero di mezzi in opera, blocco della viabilità, disturbo per il cittadino e tempi lunghi di occupazione del suolo.
La perforazione orizzontale controllata riduce molte di queste voci perché limita lo scavo a pochi punti (buca di ingresso e buca di uscita delle aste) e mantiene la superficie più libera, dato che la maggior parte del cantiere si svolge sottoterra.
La produttività va valutata su tempi reali: preparazione cantiere, esecuzione, ripristini e eventuali autorizzazioni.
In ambito urbano, i costi indiretti (traffico, ripristini, tempi di fermo) spesso pesano più della lavorazione in sé.
Anche il rischio ha un costo: danni ai sottoservizi o varianti in corso d’opera possono far aumentare in modo considerevole budget e tempi di lavoro.
Confrontando tutto il ciclo, la perforazione orizzontale controllata risulta spesso più conveniente. La scelta giusta è quella che rende il progetto più stabile e meno esposto a imprevisti.
Con variazioni geologiche improvvise, bisogna lavorare con assetti flessibili: attrezzature, fluidi di perforazione e parametri adattabili. Le indagini geologiche in un contesto applicativo complicato sono molto importanti perché consentono di pianificare la perforazione nel modo corretto. Durante la perforazione il monitoraggio di tutti i parametri operativi diventa essenziale per capire subito cosa sta cambiando nel terreno.
Una strategia di alesatura ben progettata riduce i rischi di instabilità e blocchi durante il tiro.
Anche la gestione dei fluidi di perforazione è più delicata: con terreni variabili si deve mantenere controllo, pulizia e stabilità del foro.
La formazione operativa della squadra incide molto, perché le condizioni richiedono decisioni rapide e corrette.
Obiettivo: continuità di lavoro e controllo, anche quando la geologia non collabora.
La minitrincea è vantaggiosa quando il progetto richiede più profondità di posa rispetto a quanto si può raggiungere con la microtrincea e quando il diametro del cavo o gruppo di cavi da posare è superiore.
Rispetto alla microtrincea, offre una sezione di lavoro più larga, utile quando il progetto di posa prevede una tubazione più grande o un fascio di cavi.
Le dimensioni di scavo infatti sono più ampie rispetto alla microtrincea:
È comunque una soluzione molto efficace che permette di evitare lo scavo tradizionale a cielo aperto, molto invasivo e oneroso.
E’ una tecnica utilizzata spesso su tratti dove l’asfalto è meno uniforme o dove il sottofondo è meno regolare; consente anche una gestione più flessibile in presenza di terreni misti.
E’ fondamentale conoscere le mappature dell’area di cantiere oggetto della posa; mappature aggiornate consentono di disegnare il progetto senza rischi di interferenze con le linee già presenti. E’ utile anche una indagine georadar. Può essere importante infine fare controlli sulla tratta, per esempio aprendo pozzetti e tombini per verificare cosa è presente nell’area di lavoro.
Una volta eseguiti tutti i controlli del caso, monitorare l’avanzamento del lavoro è parte integrante del cantiere.
Il ripristino rapido richiede materiali compatibili con l’asfalto esistente e applicabili in tempi brevi, senza compromettere la durata.
Uno degli aspetti principali è l’adesione del materiale all’asfalto: se il materiale non aderisce correttamente, aumentano fessurazioni e infiltrazioni d’acqua.
Anche la preparazione del taglio conta: pulizia, asciugatura e corretta esecuzione migliorano la riuscita del ripristino.
La compattazione deve essere adeguata per evitare assestamenti che poi diventano avvallamenti o crepe.
Un buon ripristino consente la riapertura rapida al traffico senza compromettere la sicurezza della carreggiata.
Nei contesti urbani, la qualità del ripristino è parte della qualità del lavoro, non un dettaglio finale.
Per questo conviene definire già a monte la “ricetta” di ripristino più coerente col tratto.
La produttività reale si misura sui metri completati e ripristinati, non solo sui metri scavati.
Bisogna valutare avanzamento giornaliero, tempi di posa, tempi di chiusura, e continuità del cantiere senza pause impreviste.
I costi operativi includono consumi, usura utensili, manodopera, logistica di materiali e gestione traffico/ordinanze.
Su tratte lunghe, anche piccoli rallentamenti si sommano: un ripristino inefficiente può diventare il vero collo di bottiglia.
La scelta della macchina adatta per il tipo di progetto permette un lavoro preciso e costante, che segue il progetto di posa in modo accurato.
Conta molto anche la variabilità del terreno: se cambia spesso, serve una strategia che eviti blocchi dello scavo.
Una stima corretta considera anche manutenzione programmata e disponibilità ricambi per non perdere giornate di lavoro.
Posare più sottoservizi nello stesso scavo riduce tempi complessivi e limita il numero di interventi futuri sulla stessa strada.
Questo significa meno cantieri ripetuti, meno ripristini rifatti e minore impatto su residenti e viabilità nel tempo.
Dal punto di vista tecnico, una minitrincea ben progettata consente una disposizione ordinata delle linee.
Si migliora anche la manutenzione futura, perché le reti sono posate in modo più leggibile e tracciabile.
La riduzione dei passaggi di scavo e ripristino spesso produce un risparmio economico significativo sul progetto complessivo.
Ovviamente serve una progettazione accurata per evitare interferenze interne e rispettare normative di posa.
La microtrincea è particolarmente efficiente quando serve posare infrastrutture di piccolo diametro (es. fibra ottica, linee elettriche o telefoniche) con il minimo impatto sulla superficie.
Funziona al meglio su pavimentazioni asfaltate, dove si può eseguire un taglio pulito e regolare.
È ideale in aree urbane congestionate perché riduce l’ingombro del cantiere e permette una gestione più semplice della viabilità.
La sezione ridotta limita anche i volumi di materiale da asportare e da ripristinare, accelerando l’intero ciclo operativo.
In contesti urbani, il vero vantaggio è il tempo: scavo, posa e chiusura possono procedere in modo continuo. E’ proprio per questo che viene usata molto spesso per collegamenti FTTH.
È una soluzione utile anche quando ci sono vincoli su rumore, polveri e occupazione di suolo pubblico.
Come sempre, la scelta va fatta valutando sottoservizi, profondità richieste e prescrizioni locali.
Se il contesto è adatto, la microtrincea è tra le tecnologie più rapide ed “ordinate” disponibili.
Nei centri storici la priorità è lavorare con precisione e con impatto minimo.
Serve una macchina compatta, maneggevole e in grado di mantenere un taglio regolare anche in spazi ridotti e vicini a edifici.
È importante ridurre vibrazioni e rumore, perché si lavora spesso su pavimentazioni delicate e in contesti sensibili.
La qualità del taglio incide direttamente sul ripristino: un taglio pulito facilita la chiusura e riduce il rischio di cedimenti; è anche rilevante la gestione delle polveri e l’ordine del cantiere
E’ inoltre possibile utilizzare più tecnologie a basso impatto ambientale. Sono frequenti i progetti in cui si alterna la microtrincea alla TOC – perforazione orizzontale controllata per attraversamenti o tratti critici.
La scelta della macchina va quindi fatta valutando anche il metodo di ripristino previsto e i vincoli del Comune/ente strada.
Il ripristino rapido richiede materiali compatibili con l’asfalto esistente e applicabili in tempi brevi, senza compromettere la durata.
Uno degli aspetti principali è l’adesione del materiale all’asfalto: se il materiale non aderisce correttamente, aumentano fessurazioni e infiltrazioni d’acqua.
Anche la preparazione del taglio conta: pulizia, asciugatura e corretta esecuzione migliorano la riuscita del ripristino.
La compattazione deve essere adeguata per evitare assestamenti che poi diventano avvallamenti o crepe.
Un buon ripristino consente la riapertura rapida al traffico senza compromettere la sicurezza della carreggiata.
Nei contesti urbani, la qualità del ripristino è parte della qualità del lavoro, non un dettaglio finale.
Per questo conviene definire già a monte la “ricetta” di ripristino più coerente col tratto.
In strade trafficate la microtrincea funziona bene perché permette avanzamenti rapidi, seguendo una pianificazione accurata del cantiere.
Si lavora per tratti, con segnaletica chiara, gestione corretta delle corsie e coordinamento con eventuali ordinanze comunali. Le dimensioni delle macchine da microtrincea sono inoltre molto compatte e l’ingombro è ridotto.
Ridurre l’area di lavoro aiuta a mantenere il flusso veicolare e a evitare congestionamenti prolungati.
La microtrincea riduce anche la necessità di mezzi pesanti e movimentazioni, migliorando la sicurezza del cantiere.
Se ben gestita, consente di lavorare in città con impatto molto inferiore rispetto allo scavo tradizionale.
Il controllo della profondità è fondamentale perché garantisce conformità al progetto e riduce il rischio di interferenze con sottoservizi.
Il taglio del disco di microtrincea prevede una profondità massima di 30 cm e una larghezza massima inferiore ai 4 cm. Una volta quindi scelta la configurazione del disco, larghezza e profondità massima sono dati fissi.
Il disco da microtrincea Vermeer può essere configurato con diverse opzioni:
Questa tecnologia è poco invasiva, precisa e realizza un taglio ridotto ripristinabile in tempi rapidi.
La microtrincea è molto efficace quando si lavora su tratte urbane con asfalto idoneo e con vincoli forti su tempi e viabilità.
Il vantaggio è la continuità: si può procedere con un flusso scavo–posa–ripristino senza interruzioni.
Questo riduce tempi morti, riduce occupazione di suolo pubblico e rende più semplice il coordinamento con il Comune e i gestori strada.
Su distanze importanti, la somma dei piccoli risparmi (meno materiale, meno mezzi, meno ripristino) diventa un risparmio enorme.
È particolarmente efficace quando la rete deve avanzare rapidamente lungo strade secondarie e vie cittadine.
L’intervento resta “leggero” anche per residenti e attività commerciali, riducendo contestazioni e rallentamenti.
La scelta del trencher viene fatta principalmente in base a tre elementi: tipologia del terreno in cui si deve realizzare la trincea, profondità e larghezza della trincea.
Il terreno è un elemento fondamentale nella scelta della macchina; i trencher possono essere allestiti con accessori di scavo diversi, proprio per adattarsi al materiale: dischi tagliaroccia, braccio di scavo, interratore, aratro…
I dischi tagliaroccia e il braccio di scavo sono molto utili in terreni rocciosi. Di solito, il disco è per tubazioni di diametro massimo di 6 pollici e profondità fino a 1,2 m. Per diametri e profondità superiori si passa al braccio di scavo.
Una volta valutato tipo di terreno, profondità e diametro, un altro aspetto da considerare è dove si svolge il cantiere. Se il progetto è in area urbana, significa molto probabilmente che anche le dimensioni del trencher dovranno essere contenute per ridurre ingombri e area di cantiere; in questi contesti, le macchine con disco potrebbero essere più adatte.
Una scelta corretta riduce usura, tempi morti e ripristini difficili, migliorando il costo reale per metro.
Quando si deve lavorare in roccia dura, bisogna valutare attentamente anche la profondità di posa e il diametro della trincea necessario alla posa della condotta.
Una volta definiti questi aspetti, si può passare alla valutazione del mezzo più idoneo. Gli accessori di scavo principali per il lavoro in roccia sono solitamente due: disco tagliaroccia o braccio di scavo.
I mezzi con disco sono solitamente efficaci per diametri fino a circa 15/20 cm e profondità fino a 1,2 m. Hanno dimensioni tendenzialmente più compatte e quindi potrebbero essere più adatti a cantieri in ambito urbano.
I trencher cingolati con braccio di scavo a catena sono invece molto produttivi per diametri e profondità di posa maggiori. L’assetto cingolato garantisce stabilità al mezzo e permette un avanzamento regolare.
Anche la potenza motore può essere un fattore rilevante; profondità maggiori richiedono potenze più elevate.
E‘ sempre molto importante studiare con cura il progetto di posa, il terreno, la tipologia di prodotto da posare e l’area in cui si svolge il cantiere per fare una scelta accurata.
Per valutare la produttività di un trencher, è utile fare un confronto con un escavatore tradizionale. E’ molto frequente infatti che per la posa di grandi condotte si usino gli escavatori; questi mezzi realizzano effettivamente lo stesso lavoro che può fare un trencher, ma richiedono più tempo e più mezzi. Lo scavo tradizionale a cielo aperto infatti movimenta un volume di materiale molto maggiore, che deve essere caricato e spostato dal cantiere di posa. Anche i tempi di ripristino sono molto più lunghi; lo scavo con escavatore è molto più largo in cima rispetto al fondo e le pareti non sono compatte. Richiedono quindi un ripristino più lento, con cantieri estesi.
Il trencher, al contrario, permette di realizzare una trincea precisa e regolare perché effettua un “taglio” verticale nel terreno, alla profondità richiesta e del diametro necessario alla posa. Il fondo della trincea è piatto, lo scavo è pulito e il materiale di risulta prodotto è molto poco rispetto agli scavi tradizionali; in alcuni casi, viene direttamente utilizzato come riempimento una volta che la condotta è in posizione.
Lo scavo di trincea permette un avanzamento molto più veloce del cantiere, costi di ripristino minori, movimentazione minima di materiale e ingombri ridotti di cantiere. In molti progetti, un trencher può lavorare 3 – 4 volte più velocemente di un escavatore, risultando quindi molto più produttivo.
Per ridurre i tempi di ripristino, è molto importante effettuare uno scavo regolare e pulito: una trincea precisa si riempie e si compatta più rapidamente.
Se la sezione è pulita e costante, serve meno materiale e si riducono gli interventi correttivi che rallentano la chiusura.
In aree residenziali è fondamentale coordinare scavo, posa e ripristino senza lasciare tratti aperti troppo a lungo.
La compattazione va eseguita correttamente: un ripristino non idoneo potrebbe causare cedimenti, reclami e costi maggiori di cantiere.
Organizzazione logistica (materiali pronti, mezzi coordinati) riduce tempi morti e velocizza la riapertura al transito.
Ridurre il tempo di cantiere significa ridurre disagio percepito, che in cantieri in aree residenziali è spesso il vincolo principale.
Il confronto tra le due tipologie di posa deve prendere in considerazione tempi di esecuzione, movimentazione materiali, costi di ripristino e disturbo della circolazione (se in aree urbane o industriali).
Lo scavo tradizionale a cielo aperto spesso comporta scavi ampi e non sempre regolari, più materiale di scavo da gestire e movimentare, tempi di ripristino maggiori, con maggior impatto su viabilità.
Il trencher riduce volumi di scavo perché realizza uno scavo a sezione regolare, preciso e pulito, con fondo piatto. Questo semplifica la posa della condotta, riduce le movimentazioni di materiale e rende più veloce il ripristino. Anche l’area di cantiere è ridotta.
In molti contesti, il risparmio maggiore arriva dai costi indiretti: meno giorni di cantiere, meno mezzi, meno ripristini estesi e potenzialmente meno rischi in lavoro.