Una cava fuori dall’ordinario

Quando un’impresa lungimirante si combina con una tecnologia d’eccellenza, i risultati non possono che essere speciali: lo dimostra l’incontro fra Cave Foglia di Manfredonia e il Terrain Leveler Vermeer…

Inconsueta, speciale, sui generis: la cava di cui parleremo in questo articolo sfugge – sotto tutti i punti di vista – agli stereotipi. In primo luogo si trova in un contesto particolare: vicino a Manfredonia (FG), in un’area fortemente antropizzata, accanto ad un quartiere in costruzione.

Secondariamente è gestita da una società costituita da un’impresa privata e una cooperativa: non certo la norma nel settore estrattivo, dove si contano quasi soltanto realtà di tipo individuale, magari passate in eredità di padre in figlio e quindi con una gestione prettamente familiare.

Infine, al posto dell’esplosivo o del martello demolitore, per il momento, la coltivazione vi avviene tramite Terrain Leveler Vermeer, vale a dire una fresa da cava: una scelta ancora abbastanza in controtendenza in questo mondo così abitudinario e tradizionalista.

Ce n’è abbastanza per essere incuriositi? Per quanto ci riguarda sì ed è questa la ragione per cui, dopo averne sentito più volte parlare, abbiamo deciso di visitare il sito di “cave Foglia” a Siponto di manfredonia, cogliendo l’opportunità rappresentata dal 1° Congresso Nazionale dei Cavatori tenutosi a Bari lo scorso giugno.

Uno degli sponsor di questo Congresso era infatti Vermeer Italia che ha partecipato presentando una relazione sulle nuove metodologie di scavo, relazione che si è arricchita con una visita proprio a questa cava, dove per l’appunto opera con successo uno dei suoi Terrain Leveler.

Appena arrivati ci è venuto incontro il Geom. Marco Torsani, Direttore di produzione di CBR, Cooperativa Braccianti Riminese, una realtà attiva nelle infrastrutture edili che, insieme ad altre due imprese romagnole, la “Giuseppe Pesaresi” di Rimini e la “Socob” di Cesenza, attualmente gestisce la “Cave Foglia”.

Da lui ci siamo fatti raccontare le peculiarità dell’attività, partendo dalla domanda più banale, ma proprio per questo inevitabile: come mai una cooperativa di Rimini si trova ad operare a Bari?

“Nel 2004 – ci ha spiegato Torsani – nell’area emiliano-romagnola la richiesta di inerti era forte e la disponibilità ridotta: avendo bisogno di questi materiali per portare avanti le nostre attività di costruzione, noi e gli altri due futuri soci di Cave Foglia, abbiamo individuato questo sito, che era già in esercizio da molti anni.

Abbiamo rilevato la società pre-esistente e iniziata la coltivazione di questa cava, caratterizzata da un ammasso roccioso carbonatico molto compatto. In realtà attualmente questo sito è esaurito e nella fase del ripristino ambientale: il materiale che stiamo estraendo è funzionale alla necessità di risistemare l’area e di trasformarla in un parco, fruibile per la collettività.

Portata a termine questa attività, ci sposteremo in un sito non molto lontano da qui, dove potremo continuare l’estrazione e la lavorazione di inerti. Gi inerti che produciamo servono in maggioranza per autoconsumo interno dei tre soci, ragion per cui – a parte un 30% che viene venduto qui in zona – la parte restante viene caricata ed inviata al porto di Manfredonia, da dove imbarcata verso Ravenna.

Nonostante il trasporto e l’aggravio di spese che esso comporta, l’operazione è comunque conveniente, perché in una logica imprenditoriale è importante avere continuità di materiale e poter essere sempre autonomi”.

La possibilità di utilizzare un Terrain Leveler Vermeer invece di sistemi di scavo più tradizionali e più consueti – almeno per l’Italia, dove questa tecnologia è ancora poco nota – è stata inizialmente presa in considerazione per via del contesto fortemente antropizzato in cui è inserita la cava, circondata da un quartiere in costruzione.

Ma poi a far effettivamente concretizzare tale possibilità in una scelta definitiva è stata la consapevolezza dei numerosi vantaggi realmente offerti da queste macchine, insieme alla lungimiranza e alla voglia di sperimentare dimostrate da Cave Foglia.

“Visti i fabbricati che attorniano il sito – ha evidenziato Torsani – abbiamo cercato un’alternativa all’esplosivo, in grado di rafforzare il rapporto che c’è con il territorio e con la città: un rapporto eccellente e che tale vogliamo resti. L’esplosivo crea rumori e fastidi, mentre il Terrain Leveler Vermeer T1255 che abbiamo scelto è silenzioso ed efficiente e riduce di gran lunga i passaggi di lavorazione.

Oltre a tutti gli annessi e connessi dell’esplosivo, evita infatti anche l’utilizzo delle perforatrici, nonché degli escavatori e martelloni necessari per ridurre le pezzature fuori misura. Per non parlare poi della produttività che garantisce: elevata e costante, con l’eliminazione del primario e una netta riduzione della quantità di fino.

Anche a livello di sicurezza il Terrain Leveler Vermeer ha una marcia in più, perché  comporta meno rischi, meno lavorazioni e in definitiva meno personale all’interno del sito estrattivo.

Tutti aspetti questi che oltretutto abbiamo potuto constatare anche prima dell’acquisto, visto che Vermeer ci ha permesso di testarlo per un paio di mesi, prima di prendere una decisione definitiva.

Il risultato è che attualmente siamo molto soddisfatti e convinti di disporre della tecnologia giusta al posto giusto. Ci tengo infine a sottolineare che abbiamo optato proprio per Vermeer e non per altri costruttori perché come CBR siamo loro clienti da vent’anni: basta dire che abbiamo acquistato il primo escavatore a catena che hanno venduto in Italia! E dopo quello, diversi altri.

Nel tempo abbiamo scoperto che al di là della qualità delle macchine, sono una società seria ed affidabile e quindi li abbiamo individuati come partner ideali”.

Il giorno della nostra visita al sito della Cave Foglia era presente anche Pierluigi Lelli, AD di Vermeer Italia: ci siamo fatti quindi spiegare direttamente da lui il funzionamento del Terrain Leveler Vermeer T1255.

“L’asportazione del materiale viene condotta mediante lunghe passate orizzontali dello spessore di 20-25cm, con produzioni, nella fattispecie, di circa 110 metri cubi all’ora; al contempo il materiale viene asportato e disgregato da un serie di utensili di taglio (picchi) di realizzazione Kenna-metal, opportunamente posizionati (in funzione del particolare tipo di materiale abbattere) sul tamburo rotante collocato anteriormente alla macchina.

Trattasi, nello specifico, di un disegno dei picchi a “V”, ripetuto più volte, nella parte centrale della testa e di diversi allineamenti di picchi, disposti invece secondo una serie di spirali, nelle parti esterne del tamburo. Una volta realizzate una serie di passate adiacenti parallele, il materiale abbattuto viene movimentato con delle pale gommate che lo rendono disponibile all’impianto di frantumazione, per il prosieguo delle lavorazioni (frantoi/mulini per una comminuzione più spinta e/o correttori di forma per produrre un materiale idoneo per alcuni specifici impieghi);

oppure, vista anche la pezzatura relativamente ridotta giù dalla fresa, le pale alimentano un cumulo di raccolta e stoccaggio rendendo perciò il materiale disponibile direttamente per la vendita.

Mi sembra anche importante evidenziare come, a partire dai modelli aventi una certa classe di “peso operativo/potenza”, quali quello in visione, il Terrain Leveler Vermeer possa essere dotato di motori installati direttamente nel tamburo, in presa diretta senza catene di trascinamento e quindi con una maggior forza idraulica disponibile che si traduce in un incremento delle produzioni del 20%, con l’unico svantaggio rappresentato dal maggiore ingombro dei motori nel tamburo che, sporgendo lateralmente, non consentirebbero più di effettuare una coltivazione “filo parete” di scavo.

E’ anche possibile dotare la macchina di dispositivi per la mitigazione degli effetti indotti dal suo impiego, quali “in primis” le polveri (ugelli ad acqua nebulizzata per l’abbattimento delle polveri).

In sostanza, un vantaggio immediato dell’applicazione della macchina pesante in cava è di ridurre le fasi di lavorazione, rendendo superflua una frantumazione primaria e secondaria in cava, dando potenzialmente continuità al ciclo produttivo e migliorando le prestazioni del cantiere”.

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