Unione europea: sì al decreto italiano sugli incentivi all’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili. A quando però l’approvazione definitiva del nostro governo?

L’Unione Europea ha approvato il decreto del Ministero per lo Sviluppo Economico relativo agli incentivi per produrre energia elettrica da fonti rinnovabili. In un comunicato del 29 aprile scorso, la Commissione Europea spiega che il piano italiano è idoneo a rientrare nel regime di interventi  pianificati entro il 2020 per ridurre l’inquinamento e aumentare la produzione di energia da fonti rinnovabili e può beneficiare degli incentivi. Il decreto è stato giudicato positivo perché “favorisce l’integrazione dei produttori di energia rinnovabile sul mercato”. Questo sistema infatti, contribuirà a raggiungere gli obiettivi europei per il 2020 in relazione alle energie rinnovabili, visto che renderà possibile aumentare la capacità di generazione da fonti rinnovabili di circa 1300 megawatt.

Il decreto che stabilisce le procedure e le categorie che possono usufruire dei finanziamenti chiarisce che l’obiettivo è quello di arrivare a produrre il 32-35% di energia elettrica da fonte rinnovabile entro il 2020. Per fare questo, è stato studiato un sistema di incentivazione basato sulla quantità di potenza installata degli impianti di produzione di energia da rinnovabili, perché in questo modo è possibile controllare i volumi di sviluppo e investire al meglio il denaro. Il sistema prevede tre diverse procedure e per ognuna è necessario registrarsi al servizio attraverso il sito del GSE (Gestore Servizi Energetici) negli intervalli di tempo prestabiliti. I tre percorsi sono i seguenti:

  • Gli impianti con più di 5 megawatt di potenza installata, quindi quelli più grossi, possono accedere agli incentivi solo attraverso la partecipazione a gare d’appalto al ribasso specifiche per ciascuna tecnologia. I criteri e le modalità di partecipazione sono specificati in ogni singolo bando.
  • Gli impianti con potenza installata compresa tra 0,5 megawatt e 5 megawatt devono iscriversi a registri specifici, suddivisi in base alle tecnologie; ricevono incentivi in base a criteri di priorità prestabiliti. C’è una precisazione per le biomasse: gli impianti alimentati da prodotti o sottoprodotti di origine biologica (quindi escludendo i rifiuti) che producono una potenza complessiva superiore a 0,2 megawatt (200 kW) devono necessariamente iscriversi ai registri. In fase di iscrizione, viene richiesta una scheda tecnica con le caratteristiche dell’impianto, in modo che possa essere inserito nel registro corretto.
  • Gli impianti con potenza installata inferiore a 0,5 megawatt hanno accesso diretto ai contributi, basta presentare richiesta. Per quanto riguarda le biomasse, dunque, gli incentivi ad accesso diretto sono disponibili per gli impianti fino a 0,2 megawatt di potenza installata.

La procedura sembra chiara, ma c’è un aspetto da non trascurare: il decreto interministeriale relativo agli incentivi per le rinnovabili elettriche non fotovoltaiche è ancora in corso di esame e una volta approvato sarà valido solamente fino al 31 dicembre 2016. Il Ministero per lo Sviluppo Economico ha dichiarato che, una volta dato il via libera a questo decreto, si metterà subito al lavoro per regolamentare il sistema di incentivazione per il 2017. Purtroppo, è ormai da un anno e mezzo che si attende un regime di incentivazione definito e i continui ritardi e rinvii non hanno di certo reso facile la vita a tutti i produttori di energie rinnovabili; quello che gli esperti di settore, le associazioni e gli interessati si augurano è che ora che l’Europa ha chiarito che il sistema di incentivazione italiano va bene ci sia anche l’approvazione di un testo definitivo che stabilisca come procedere anche dopo dicembre 2016, altrimenti il rischio è quello di avere un decreto con una vita così breve da essere quasi inutile.

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